Chi è Tommaso Buscetta?

Chi è Tommaso Buscetta, il pentito di mafia collaboratore di giustizia che rivelò tutto su Cosa Nostra a Falcone e Borsellino. Qui tutte le informazioni e la vita di Don Masino.

Alle nostre orecchie spesso giunge il nome di Tommaso Buscetta, molti di noi conoscono bene la sua storia, altri invece ne sono ignari. Quindi chi è Tommaso Buscetta? Vediamo insieme la storia del boss mafioso che poi è diventato collaboratore di giustizia.

Tommaso Buscetta nasce ad Agrigento nel 1928 e da subito dimostra di essere un ragazzo sveglio, attento che ha troppa voglia di crescere in fretta. Infatti si sposa giovanissimo a 16 anni e per tirare avanti la famiglia comincia intraprende attività legate al mercato nero. Buscetta inizia a smerciare clandestinamente tessere per il razionamento della farina.

Con l’arrivo dei figli le esigenze famigliari crescono e cosi dato il pochissimo lavoro in Italia, decide di immigrare in Argentina dove apre una vetreria a Buenos Aires. Pochi anni dopo però gli affari non vanno bene e Tommaso Buscetta torna in Sicilia, a Palermo. La sua fame di ricchezza e potere lo portano a intraprendere una cattiva strada: quella della Mafia.

Don Masino, alias Tommaso Buscetta, intreccia la sua vita a quella delle attività de La Barbera, boss di Palermo. Al principio Buscetta si occupa del contrabbando di sigarette e stupefacenti, ma poi i sui incarichi diventano sempre più importanti e pericolosi. La Barbera controlla il centro della città di Palermo, mentre al vertice della cupola mafiosa, c’è Salvatore Greco detto Cicchiteddu, il boss dei boss.

Gli anni nella malavita di Tommaso Buscetta

Nel 1958 e nel 1959 Tommaso è arrestato per contrabbando di sigarette e associazione a delinquere. Nel 1962 scoppia la “prima guerra di mafia” e Buscetta si schiera dalla parte di Angelo La Barbera, ma in seguito passa dalla parte di Salvatore “Cicchiteddu” Greco. Tra gli autori dell’agguato a La Barbera figura anche il nome di Tommaso Buscetta, inoltre è il principale killer e sodale dei boss Pietro Torretta e Michele Cavataio.

In seguito Buscetta confessa di aver accettato l’incarico di uccidere La Barbera, ma di essere stato preceduto da un altro gruppo mafioso. Nel 1968 Buscetta è condannato a dieci anni di carcere per associazione a delinquere nel processo svoltosi a Catanzaro contro i protagonisti della prima guerra di mafia. Nello stesso processo, la magistratura lo assolve per insufficienza di prove per le imputazioni riguardanti la strage di Ciaculli.

Il pentimento

Negli anni ’80 dopo la seconda guerra di mafia, Buscetta è arrestato nuovamente in Brasile. Dopo un tentativo fallito di suicidio, Don Masino decide di collaborare con la giustizia e rivela le strutture gerarchiche di Cosa Nostra. Tuttavia non rivela altri dettagli al Giudice Falcone e nel 1984 con il permesso della polizia va negli Stati Uniti con una nuova identità, cittadinanza statunitense e libertà vigilata in cambio di nuove rivelazioni contro Cosa nostra americana.

Don Masino diventa così un collaboratore di giustizia, un pentito di mafia e testimonia nel 1986 al maxiprocesso di Palermo, e nel processo “Pizza connection” a New York. Nel 1992 dopo la morte di Falcone e Borsellino, Buscetta parla con i magistrati scoperchiando tutto il vaso di Pandora.

Infatti rivela i legami politici di Cosa nostra, accusando gli onorevoli Salvo Lima, e Giulio Andreotti di essere i principali referenti politici dell’organizzazione. Inoltre confessa che l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli nel 1979 è stato compiuto nell’interesse di Andreotti. Il boss pentito, nel 1999 in un libro-intervista di Saverio Lodato confessa il suo disappunto per la mancata distruzione di Cosa nostra da parte dello Stato italiano.

Buscetta muore il 2 aprile 2000, all’età di 71 anni a causa di un cancro negli Stati Uniti. Paese dove ha vissuto con la famiglia sotto falso nome per molto tempo. Buscetta è sepolto sotto falso nome a North Miami in Florida.

Fonte: Biografieonline.it e Wikipedia.