Cos’è la “DPCM Squad”? Ecco il nuovo progetto di Max Pezzali e Lo Stato Sociale

Max Pezzali e Lo Stato Sociale danno vita alla "DPCM Squad", ecco tutto quello che c'è da sapere su questo nuovo progetto musicale a sostegno del progetto Spotify COVID-19-Sosteniamo la musica.

Max Pezzali e Lo Stato Sociale sono pronti a scendere in campo per sostenere i lavoratori del panorama musicale, ma perché farlo da soli quando è possibile mettere insieme una squadra di fuori classe.

Da una folle idea di Pezzali e Lodo Guenzi hanno preso vita gli “DPCM Squad” – giuriamo che il nome non è stato scelto dal premier Giuseppe Conte – un gruppo di artisti/amici composto fa: Cimini, Eugenio in Via di Gioia, Fast Animals and Slow Kids, Marco Giallini, J-Ax, Jake La Furia, Emis Killa, La Pina, Pierluigi Pardo, Pinguini Tattici Nucleari, Nicola Savino con la produzione di Boss Doms.

DPCM Squad insieme per “Una canzone come gli 883”

Niente cover per questa super band, ma l’inedito regalato da Lo Stato Sociale a Max Pezzali, che quest’ultimo ha deciso di mettere a disposizione per quest’importante occasione, in cui vengono “elogiati” slogan, personaggi e luoghi tratti dai cavalli di battaglia degli 883 dal titolo, senza troppi giri di parole, “Una canzone come gli 883″.

La copertina disegnata da Paolo “Ottokin” Campana

Tutti gli artisti hanno registrato le loro parti con mezzi disponibili durante il periodo della quarantena dal cellulare agli home studios sino al Forum Music Village di Roma.

Il brano, in uscita venerdì 5 giugno, è stato presentato dal cantante pavese ed il frontman del gruppo bolognese durante la scorsa puntata di “EPCC” su Sky Uno insieme al conduttore Alessandro Cattelan all’interno del Museo del Novecento di Milano.

Max Pezzali: “Ho riunito i miei amici per aiutare il mondo della musica”

“Da tempo avrei voluto fare una canzone con lo Stato Sociale perché semplicemente li adoro – ha dichiarato Max Pezzali – appena sono riuscito a comunicarglielo, Lodo in sole 24 ore aveva scritto questo pezzo.

Mi piaceva da morire, parlava del mondo ai tempi degli 883; l’ho cantato, ma quelle parole pronunciate da me suonavano forse troppo autoreferenziali e celebrative, così ho pensato di metterla momentaneamente da parte in attesa dell’occasione giusta.

Quando è scoppiata l’emergenza e il mondo si è fermato, è bastato un giro di telefonate per capire cosa fare: perché non riunire un gruppo di amici veri e fidati, e cantarla tutti insieme?

E perché non provare ad aiutare tutti i professionisti del mondo della musica che ci hanno sempre dato la possibilità di andare in giro a far sentire le nostre canzoni, che hanno montato i nostri palchi, che hanno dato voce ai nostri impianti, che hanno illuminato le notti di tutte le città in cui siamo stati, e che hanno portato al pubblico infinite serate di festa e di allegria? E così abbiamo fatto”.

Lodo Guenzi: “Grazie agli 883 faccio una buona azione”

Mentre Lodo Guenzi: “Sono un ragazzo cresciuto in centro, in una città di borghesia semicolta di sinistra. Sfiga quanta ne vuoi, provincia zero. Sono vissuto per 18 anni tra casa, scuola e campo da basket, senza mai uscire dal quartiere. Bici quante ne vuoi ma moto zero.

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Quando è esploso il fenomeno 883 e ha travolto tutti gli adolescenti d’Italia, io facevo la prima elementare. In classe mia “Hanno ucciso l’uomo ragno” era diventata “Hanno ucciso la bidella”, con tutto il testo cambiato: era diventata un po’ il nostro inno di ribellione. Le maestre scandalizzate provavano a censurarci, ma anche i più leccaculo di noi la cantavano forte. Una sorta di battesimo del rock’n’roll.

Sono cresciuto nel cuore della città più piena di cantautori per metro quadro del mondo, odiando quello che per me rappresentavano gli 883: il disimpegno, il divertimento stupido, il mito del successo anni ‘90. Tutto mi pareva così lontano dai miei Guccini e De Andrè, Jannacci e Rino Gaetano. Poi sono andato in tour e ho capito la provincia descritta dagli 883.

Questo lavoro è pagato ma non è assicurato, e questi mesi senza concerti e senza paracaduti stanno mettendo in ginocchio la categoria.
Fai una cosa buona, valà.”

I proventi della canzone andranno a sostenere il progetto Spotify COVID-19-Sosteniamo la musica, un fondo lanciato in tutto il mondo per individuare soluzioni a sostegno di artisti, musicisti, autori, tecnici. In Italia il fondo arriva grazie a Music Innovation Hub ed è promosso da FIMI.