Autori Associati: “Uniti per combattere l’individualismo in musica”

È “Ruggine&Borotalco” il primo singolo degli Autori Associati, il collettivo che unisce compositori, autori e interpreti provenienti da tutta Italia.

Il progetto nasce da un’idea del compositore Filippo Minoia che, grazie ad un gruppo Facebook dedicato, è riuscito a creare un gruppo di lavoro dinamico, flessibile e sempre aperto all’ingresso di nuovi artisti.

Il brano, realizzato durante il lockdown, è interpretato da Shasa Rizzi, scritto da Elio Aldrighetti e Luca Viviani, musicato da Cosimo Musciacchio e Filippo Minoia in con la collaborazione con tutti gli Autori Associati.

Bellacanzone ha intervistato Marina Del Monte, membro e autrice del Collettivo Autori Associati, per conoscere meglio questa nuova realtà musicale.

Con quale intento nasce il collettivo Autori Associati?

L’obiettivo fondante è rappresentato dal superamento della tendenza all’individualismo assoluto, malattia della società moderna che anche nella musica è in grado di causare gravi danni, attraverso la creazione di un Collettivo musicale dinamico, fluido, aperto all’ingresso di nuovi autori disponibili alla collaborazione.

Abbiamo intrapreso una strada non facile, ma a nostro parere sarà una sfida vincente. L’idea è di produrre da indipendenti con cadenza bimestrale proprie canzoni, espressione di diversi stili, con cantanti e arrangiamenti diversi.

Il vostro motto è “Il gruppo rappresenta più della somma dei singoli“. Ci sono dei criteri per entrare nel collettivo o siete aperti a tutti?

L’invito a far parte del Collettivo è chiaramente rivolto a artisti che alla competenza affiancano la condivisione dei nostri principi fondativi e che siano espressione di mondi musicali diversi, disponibili ad integrarsi e a percorrere insieme a noi questo cammino.

Il primo singolo “Ruggine & Borotalco” è una provocazione verso le popstar del momento. Svelateci, vi rivolgete a qualcuno in particolare?

No, assolutamente: è un sorrisetto amaro rivolto agli “artisti’ inventati”! Il tono provocatorio si rivolge piuttosto a una diffusa tendenza all’omologazione che troppo spesso ritroviamo nelle pop star emergenti.

D’altra parte, si assiste a un appiattimento dei gusti del pubblico giovanile, responsabile nel determinare l’omologazione dei consumi culturali. Un circolo vizioso, quindi, a parer nostro limitante nei confronti di un importante ruolo ricoperto dalla musica pop: proporre nuove tendenze e linguaggi popolari tradotti in musica, capaci di intercettare un pubblico sempre più vasto.

Proprio durante il lockdown si è acceso un faro sulle problematiche relative alla professione di musicista. Dal vostro punto di vista, è stato fatto abbastanza per la tutela di questo mondo?

Qualcosa è stato fatto, anche se non si è trattato di interventi strutturali e risolutivi. Quello musicale è stato uno dei settori maggiormente colpito, e questo è potuto accadere nonostante la musica in ogni sua forma si sia dimostrata il mezzo più efficace per reagire all’isolamento sociale.

Siamo d’altronde ancora molto distanti dal considerare la musica un bene essenziale, un qualcosa cioè senza il quale non si possa sopravvivere. Gli interventi sociali che sono stati indirizzati al settore musicale hanno avuto il carattere di un sostegno a breve termine, attraverso il bonus dell’IMAIE e il contributo della SIAE, riservato a redditi derivati almeno per un 20% da attività relative alla musica.

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Va comunque detto che senza il ricorso alla misura del Reddito di Cittadinanza in molti non ce l’avrebbero fatta a sopravvivere artisticamente ai periodi di lockdown.

Quali sono gli aspetti dove c’è ancora bisogno di intervenire?

Il tutto comunque si traduce nella richiesta di maggior impegno delle istituzioni pubbliche nel promuovere, incentivare e diffondere contenuti, tutelando maggiormente iniziative musicali indipendenti.

E’ necessaria l’istituzione di un albo professionale e della conseguente normativa di settore, al pari di altre categorie lavorative; vanno stabiliti compensi minimi, evitando la corsa al ribasso per le esibizioni musicali; snellire la burocrazia ed i costi per gli spettacoli soprattutto dal vivo; consentire anche ai piccoli imprenditori di se stessi che non hanno numeri faraonici tutele contributive.

Cosa dobbiamo aspettarci in futuro dagli Autori Associati?

Tante novità, in una alternanza di autori e di stili che con cadenza bimestrale proporrà un nuovo brano, sempre in un’ottica che ponga in posizione centrale l’etica musicale. Stiamo lavorando su più brani, si tratta soltanto di stabilire quale sarà il prossimo con cui ci presenteremo di nuovo al pubblico entro il mese di novembre. Continuate a seguirci!