Nell’occhio del ciclone: canzoni italiane vittime della censura

In queste ultime settimane abbiamo sentito molto parlare di censura e artisti indesiderati in alcuni paesi. In particolare l'Ucraina ha stilato una lista nera di artisti italiani che non potrebbero più accedere al paese.



Secondo alcuni deputati ucraini, alcuni cantanti italiani sarebbero filorussi e per questo motivo non possono esibirsi in Ucraina perché sarebbero una minaccia. Nella black list sono finiti Al Bano, Pupo, Toto Cutugno, I Ricchi e Poveri e tanti altri. In questo caso la censura è avvenuta fuori dai confini italiani, ma un tempo anche l’italia ha censurato alcune canzoni per dei testi troppo espliciti o ambigui. 

Gianni Morandi e Carosone


Questa settimana ho preso alcune canzoni che sono state vittime della censura italiana. Nel 1956 il nostro paese ritenne che alcune canzoni di Renato Carosone non erano adatte per essere ascoltate. Quindi due sue canzoni furono revisionate. In particolare il musicista cambiò il testo di “Tu vuò fa l’americano” . Il verso incriminato “ma i soldi pe’ Camel chi te li dà?” fu trasformato in “ma i soldi pe’ campà, chi te li dà?” 

Dieci anni più tardi anche l’eterno ragazzo Gianni Morandi è incappato nella censura. Infatti  “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” non fu gradita nel nostro Paese. In questo caso ci fu una vera e propria interrogazione parlamentare. L’accusa mossa verso Gianni Morandi era di critica alla politica estera dell’Italia che era in stretti rapporti con gli U.S.A.  Gianni Morandi quindi cambiò “Mi han detto vai nel Vietnam e spara ai Vietcong” in “Mi han detto vai nel tatatà e spara ai tatatà”.

Anche “Dio è morto” fu oscurata dalla Rai, però fu trasmessa inaspettatamente da Radio Vaticana. In realtà questo brano dei Nomadi, scritto da Guccini è un inno alla speranza. Oggi è una delle canzoni che ha fatto la storia della musica italiana.


Canzoni censurate degli anni ’70


Nel 1971 fu Lucio Dalla ad essere censurato con “4 marzo 1943”.  Il brano fu presentato sul palco del Festival di Sanremo, ma prima fu soggetto a revisione. Infatti “e ancora adesso che bestemmio e bevo vino / per i ladri e le puttane mi chiamo Gesù Bambino” si trasformò in “e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino / per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino”. Ovviamente anche il titolo fu cambiato. Originariamente Dalla chiamò la sua opera “Gesùbambino” che modificò poi in “4 – 03 – 1943”. 

Anche l’amatissimo Lucio Battisti con “Dio mio no” fu vietato in Rai. In questo brano è narrata la storia di una donna che “aggredisce” sessualmente l’uomo e quindi non era una storia che poteva essere raccontata in Rai.  Anche “Il gigante e la bambina” di Ron non venne visto di buon occhio. Il testo del brano, come ha confessato lo stesso Ron, è un racconto di un pedofilo. La canzone ispirata a un fatto di cronaca purtroppo realmente accaduto fu revisionato e reso più dolce.

Il professor Vecchioni con “Luci a San Siro” dovette apportare delle modifiche al testo. I versi incriminati: “parli di sesso, di coiti anali” diventò “hanno ragione, sono un coglione, mi han detto: è vecchio tutto quello che lei fa, parli di sesso, prostituzione”; e  “fatti pagare, fatti valere, / più lecchi il culo e più ti dicono di sì, / e se hai la lingua sporca, che importa, / chiudi la bocca, nessuno lo saprà”.


Baglioni e Cocciante


Tutti conosciamo la romanticissima “Questo piccolo grande amore” di Claudio Baglioni, eppure non tutti sanno che in passato la canzone era vista come troppo provocante.  Infatti alcuni versi del brano vennero resi più soft. “La paura e la voglia di essere nudi”,  Baglioni la modificò in “la paura e la voglia di essere soli.” Anche le mani “sempre più ansiose di cose proibite” si trasformarono in “mani sempre più ansiose, le scarpe bagnate”. Dunque un vero e proprio cambiamento.

Riccardo Cocciante fu costretto a modificare un verso di “Bella senz’anima” brano che vanta l’arrangiamento di Ennio Morricone e Franco Pisano.  Cocciante modificò “e quando a letto lui / ti chiederà di più”, in “e quando un giorno lui / ti chiederà di più”.

Fortunatamente le cose negli anni sono cambiati ed ora la censura in Italia è quasi del tutto assente. C’è chi vorrebbe reintrodurla. Ricordiamoci che forse a causa della censura stavamo perdendo dei capolavori unici che hanno reso grande la nostra musica.