Artisti dietro la maschera: il vero volto del successo

Alcuni artisti hanno deciso di non mostrare il loro volto ottenendo un successo strepitoso. Solamente marketing? Ecco chi si cela dietro le maschere: da Sia a Liberato fino ai Gorillaz e The Bloody Beetroots, tutte le novità

Il mondo dell’arte, della musica è un mondo variopinto, colorato e ogni artista si sa ha le sue stranezze… alcuni di loro per esempio hanno deciso di non mostrare il loro volto ottenendo un successo strepitoso. Forse sotto alcuni punti di vista la chiave del loro successo è stata proprio il mistero. Il mistero è come se fosse una calamita capace di attrarre intorno a sé molto pubblico. In ambito musicale questa calamita è rappresentata dall’artista stesso che non svelandosi crea intorno a sé un’aurea di curiosità che è fonte del suo successo. Ovviamente il cantante in questione deve essere bravo e produrre brani che piacciano al pubblico altrimenti crollerebbe a picco. Alcune di queste identità musicali misteriose con il tempo sono state svelate, altre invece no. Analizziamo i casi uno per uno e scopriamo insieme chi si cela dietro la maschera.

Sia

Sia Kate Isobelle Furler, nata nel 1975 è una delle cantanti che meglio rappresenta questa categoria di artisti. La sua scalata al successo inizia come autrice per altri artisti e quando decide di salire sul palco e mostrarsi al grande pubblico lo fa indossando una grande parrucca infiocchettata che le nasconde il volto lasciandole scoperta solo la bocca.

La sua non è stata una scelta dettata dal marketing, ma dettata dalla privacy. Infatti come da lei stessa dichiarato: “voglio fare musica e cantare senza dover sacrificare una vita normale, tutto qui”. In un articolo su Billboard la cantante scrisse: “Se tutti coloro che si trovano davanti a un personaggio famoso, sapessero cosa significa esserlo, non vorrebbero mai essere famosi. Immaginate il personaggio stereotipato, presuntuoso, completamente disinformato della suocera e applicatelo a ogni ragazzino con un computer, nel mondo intero. Poi aggiungeteci tutte le persone annoiate, e quelle il cui lavoro è scrivere delle celebrità. Poi, immaginatevi questa creatura, questa forza, che ti critica per un’ora, almeno una volta al giorno, ogni giorno, giorno dopo giorno”.

La nostra Sia per un po’ di tempo è riuscita a mantenere segreta la sua identità. Non la svelava nemmeno durante le ospitate pubbliche e le interviste, tutti si domandavano a quale volto appartenesse la splendida voce di “Titanium” e “Chandelier”. Poi però la sua maschera “è caduta” ed ora tutti conoscono il suo viso. Il pubblico non ha mostrato cedimenti e continua ad apprezzarla e ad applaudirla.

Daft Punk

Il duo parigino è uno dei gruppi fondamentali e più di successo di musica elettronica. Anche loro come Sia hanno preferito mantenere l’anonimato per mantenere una “vita normale” senza che nessuno li riconoscesse per strada. Il loro punto di forza sono dei caschi futuristici da robot, che indossano in ogni occasione pubblica.

Il 9 settembre 1999 è un giorno significativo per loro perché proprio quel giorno sarebbero diventati dei robot. “Stavamo lavorando su alcune tracce e il nostro campionatore è andato in tilt, è esploso lanciando scintille” hanno spiegato in un’intervista. “Abbiamo avuto dei piccoli infortuni, per cui abbiamo dovuto sottoporci a qualche intervento chirurgico e siamo diventati dei robot.”

Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter, questi I loro veri nomi, sono ormai un colosso della musica elettronica e le loro hit “Get Lucky”, “Harder, Better, Faster, Stronge” e altre sono indimenticabili. Impossibile poi non ricordare i loro videoclip così futuristici. Anche loro però sono stati scoperti e la loro identità umana è stata svelata al mondo intero e nonostante questo la loro carriera continua a gonfie vele!

Gorillaz

Almeno una volta nella vita noi tutti ci siamo domandati se i Gorillaz fossero persone reali o cartoni animati. La risposta è che sono entrambe le cose. Si, infatti il gruppo britannico fondato nel 1998 dal frontman dei Blur, Damon Albarn, e dal fumettista Jamie Hewlett ha fatto del suo essere animato parte inalienabile del loro successo artistico. In tutti i loro videoclip infatti, la band viene rappresentata in forma animata.

Le motivazioni questa volta non c’entrano nulla con la privacy. La scelta è stata dettata da una riflessione di Damon Albarn mentre guardava il canale MTV. Secondo Damon la sua musica stava vivendo un periodo fortemente negativo e così insieme all’amico Jamie decide di dar vita ad una band composta da cartoni animati.

Questi sono solo 3 dei casi sparsi in giro per il mondo di artisti che indossano maschere. Altri sono Alan Walker, Slipknot ecc. Per quanto riguarda la nostra bella penisola italiana, i casi interessanti da analizzare sono due: Liberato e The Bloody Beetroots.

The Bloody Beetroots

A noi tutti questo nome suona famigliare, soprattutto per la sua particolare partecipazione al Festival di Sanremo nel 2014 insieme a Raphael Gualazzi. Originario di Bassano del Grappa, Simone Cogo, noto come Sir Bob Cornelius Rifo è fautore del progetto The Bloody Beetroots. Il Dj e polistrumentista italiano per la vita da palcoscenico ha scelto di indossare la maschera nera di Spiderman, che non è quella di Venom.

Cornelius in un’intervista a Vanity Fair ha spiegato i motivi della scelta: “L’idea parte dalla commedia dell’arte, in realtà. Sono cresciuto con le maschere del Carnevale di Venezia. Per me travestirmi è stato sempre un gesto felice. È una leggenda che io mi sia ispirato a Venom. E la maschera ha un altro potere: cattura l’attenzione delle persone e le porta in un’altra dimensione. Avere un simbolo facile da ricordare, poi, aiuta la diffusione della mia musica.

Liberato

Liberato è il caso più rappresentativo di tutti. Di lui non si sa nulla. Non si conosce il suo nome, non si conosce il suo volto eppure tutti lo conoscono, musicalmente parlando. Cantante napoletano che affascina e incanta con i suoi brani. Per ora i pezzi pubblicati sono solo sei “Nove maggio”, “Gaiola portafortuna”, “Tu t’e scurdat’ ‘e me”, “Me staje appennenn’ amò”, “Intostreet” e “Je te voglio bene assaje”. Tutti e sei sono ai vertici delle classifiche e i rispettivi videoclip hanno milioni di visualizzazioni.

L’artista partenopeo, (di Napoli per essere precisi) è riuscito a mantenere l’anonimato anche durante i live. Impresa epica visto che al suo primo show erano presenti più di ventimila persone. Ai concerti Liberato si è presentato indossando la solita felpa con cappuccio, e con ben tre sosia vestiti allo stesso modo, in modo tale da non farsi scoprire.

Liberato ha scelto di rimanere nell’ombra per “stare tranquillo” e fare la sua musica senza essere disturbato. Musica che non ha bisogno di essere etichettata “Io tutto questo bisogno di etichettare le cose non ce l’ho. Se sei sincero puoi essere un rapper, un neomelodico, un cantante, quello che vuoi tu”. Ha dichiarato in un’intervista esclusiva a Rolling Stone.

Liberato non si mostra eppure non nasconde a nessuno il suo essere che si rivela attraverso le canzoni. Canzoni che parlano del suo vissuto, della sua città. Dunque non occorre togliere la maschera per vedere e apprezzare la sua musica e la sua bellezza sta proprio in questo.

Un artista per essere tale deve possedere talento e notevole presenza scenica. Nella nostra epoca dove l’apparenza ha un peso notevole è sorprendente vedere come il successo di questi artisti sia tutta concentrata nel non mostrarsi. A volte utilizzano delle maschere, oppure delle grandi parrucche, altri preferiscono mostrarsi come personaggi dei cartoon … è solamente una strategia di marketing?

A mio modesto parere un buon 50 e 50, perché in alcuni casi il mistero è stato svelato e comunque l’artista in questione ha continuato ad ottenere un grande successo di pubblico. Ma la verità è che la musica non ha bisogno di maschere per essere vissuta appieno, basta ascoltarla. Gli artisti potranno anche indossare caschi, cappucci, parrucche, ma se a colpirci non è la loro musica… nascondersi non basta per accendere in noi la voglia di ascoltare le loro canzoni.

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