Effetto Dunning Kruger: ecco perché in questo periodo ci sentiamo tutti virologi o economisti

Perché in questo periodo tutti, chi più chi meno, ci sentiamo virologi esperti di Covid-19 o economisti esperti di MES? Qui la risposta scientifica.

E’ passato più di un mese dal primo discorso del Premier Conte e da quel momento il mondo dell’informazione ha cominciato a bombardarci attraverso i social e tutti i media. Sensazionalismo, fake news, terrore, panico ma anche buona informazione, speranza e solidarietà. Questa è la dieta informatica di queste ultime settimane.

L’ingrediente finale? “Tutti tuttologi sul web”, come direbbe Francesco Gabbani. Ebbene sì, con il passare dei giorni abbiamo cominciato a sentirci tutti un po’ virologi quando si parla del Covid-19, delle possibili cause, dell’uso delle mascherine, della sintomatologia e un po’ economisti per dibattere sul MES, sugli Eurobond, sulle misure applicate fino a questo momento e così via. Libertà di manifestazione del pensiero? Certo, ma non solo: effetto Dunning-Kruger.

Cos’è l’effetto Dunning-Kruger

L’effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in quel campo, mentre persone davvero competenti tendono a sminuire o sottovalutare la propria reale competenza. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti. Gli psicologi David Dunning e Justin Kruger, della Cornell University, hanno tratto la conclusione che: “l’errore di valutazione dell’incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri”.

Gli studi effettuati

Dunning e Kruger decisero di testare alcuni studenti dei primi anni dei corsi di psicologia della Cornell University. In una serie di studi, esaminarono l’autovalutazione che i soggetti davano sulle proprie capacità di ragionamento logico, grammaticale e umoristico. Dopo essere venuti a conoscenza del proprio punteggio nei test, ai soggetti veniva nuovamente chiesto di dare una valutazione del proprio livello: il gruppo dei competenti lo stimava correttamente, mentre quello dei non competenti continuava a sopravvalutare il proprio livello.

Secondo quanto annotarono i due psicologi: “Nel corso di quattro studi, gli autori hanno trovato che i partecipanti appartenenti all’ultimo quartile della classifica per quanto riguarda i risultati dei test su umorismo, grammatica e logica, sovrastimavano di molto il proprio livello di performance e di abilità. Sebbene i punteggi li accreditassero nel 12° percentile, essi reputavano di essere nel 62°.” Le persone più esperte di altre invece tendevano a «sottovalutare» la propria competenza. I partecipanti di questo tipo che si trovavano davanti a domande relativamente semplici per la propria preparazione, erano portati nella maggior parte dei casi a ritenere che tali problemi si rivelassero semplici anche per gli altri.

Uno studio successivo, riportato nello stesso articolo, suggerisce che gli studenti altamente incompetenti miglioravano la propria abilità nell’autovalutazione a seguito di una introduzione alla materia o alla competenza nella quale difettavano, e questo a prescindere dai risibili miglioramenti nella competenza vera e propria. A riprova dell’esattezza della teoria, Dunning portò ad esempio uno studio commissionato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America su un campione di circa 25.000 statunitensi, intervistati in merito alla loro competenza finanziaria; dalle risposte dei circa ottocento di questi che erano incappati in fallimenti economici, emergeva che essi si ritenevano, al contrario, più esperti degli altri in campo finanziario.