“Reflected” Brian Eno, un connubio sensoriale

"Reflected" Brian Eno, un connubio sensoriale dal 4 settembre 2020 al 10 gennaio 2021, nella Galleria Nazionale dell’Umbria, situata a Palazzo dei Priori di Perugia, in collaborazione con Atlante Servizi Culturali.

Due idee mi hanno sempre attratto: quella di realizzare la musica 

come se si trattasse di un dipinto 

e quella di creare immagini come se fossero musica 

Brian Eno

Dal 4 settembre 2020 al 10 gennaio 2021, la Galleria Nazionale dell’Umbria, situata a Palazzo dei Priori di Perugia, in collaborazione con Atlante Servizi Culturali, propone un dialogo tra epoche distinte: “lo sguardo di un artista sul nostro patrimonio culturale” afferma il direttore Marco Pierini riferendosi al luminare Brian Eno, compositore, artista visivo, produttore, “musicista-non musicista” come ama definirsi lui stesso e inventore della Music Ambient.  

Galleria Nazionale dell'Umbria - Photos | Facebook

Personalità rinomata all’interno della musica moderna e sperimentale anglosassone e non solo, Brian Eno non è riconducibile ad un genere ed a uno stile ben definiti. 

Nella sua prolifica carriera discografica, spazia la sua creatività a differenti forme di espressione quali l’Art Rock (ricordiamo i Roxy Music di cui fu membro fondatore), il Glam Rock, la musica elettronica, la musica etnica di tradizione orientale, nonché precursore di generi come la New Wave, la World Music e la New Age. 

Innumerevoli le sue collaborazioni con altrettante identità singolari nella storia della musica e la sua inevitabile influenza in brani quali “Lodger” dalla Trilogia berlinese di David Bowie; “My life in the Bush of Ghosts” insieme a David Byrne (premio Oscar per la sua produzione musicale e inserito, nel 2002, nella Rock and Roll Hall of Fame) e il suo gruppo Talking Heads, considerata tra i prodromi delle produzioni con musica campionata; lavorò con gli U2 in album fondamentali come “The Unforgettable Fire” e “The Joshua Tree” e nel nuovo millennio cooperò con i Coldplay, in particolare nell’album “Viva la vida or Death and All His Friends”. 

Dagli anni Ottanta abbraccia la musica d’ambiente, il suo cavallo di battaglia, con la serie “Ambient”, inaugurata da “Music for Airports” diventandone il principale interprete in tutto il mondo e, essendo un’esplosione di idee sempre innovative, impossibili da confinare, decide di dedicarsi alla musica a 360 gradi e mettersi in gioco nell’ambito della Videoarte, ricorrendo alla “sinestesia” ovvero un fenomeno sensoriale e percettivo già precedentemente utilizzato da musicisti della fine dell’Ottocento fino al Novecento come Alexander Scrjabin, Olivier Messiaen e primo tra i pittori Vasilij Kandinskj. 

Non più due forme d’arte unicamente separate, ma un tutt’uno, la ricerca e la rappresentazione di una connessione tra esse: la musica poteva essere rappresentata pittoricamente, e la pittura divenire una composizione musicale.

Brian Eno, quindi, accosta a capolavori rinascimentali di Piero della Francesca (“Polittico di Sant’Antonio”), Beato Angelico (“Polittico Guidalotti” chiamato anche “Pala di Perugia) e Perugino (“Cristo morto in pietà”) le Lightbox, combinazioni di seducenti “paesaggi di colori” con l’utilizzo di luci al LED intrecciate:

“Pittura e musica – ha affermato Brian Eno – sono sempre state intrecciate per me. Ho iniziato a giocare con la luce come mezzo all’incirca nello stesso periodo in cui ho iniziato a suonare quando ero adolescente. Quando ripenso a quello che ho fatto negli anni successivi, mi sembra di aver cercato di rallentare la musica per renderla più simile alla pittura, e dare movimento alle immagini per avvicinarle alla musica… nella speranza che le due attività si incontrassero e si fondessero nel mezzo”.

Attraverso le Lightbox e l’utilizzo della musica d’ambiente, riesce ad introdurre nella pittura la dimensione temporale, estendendone i confini grazie ad un’opera che apparentemente non ha né un inizio né una fine. Spiega così il suo operato:

“Se un dipinto è appeso a una parete, non sentiamo che ci manchi qualcosa se distogliamo l’attenzione. Invece, con la musica e il video, abbiamo ancora l’aspettativa di un qualche tipo di spettacolo, di racconto. La mia musica e i miei video cambiano, ma cambiano lentamente. E cambiano in maniera tale che non importa perderne una parte”.