I Pearl Jam tornano con Gigaton e Get It Back

Dopo sette anni, finalmente l’atteso ritorno dei Pearl Jam. La band rock anni ’90 torna a farsi sentire, non smentendo il suo spirito attivista sia in ambito politico che ambientale, con un album, concepito nel bel mezzo di una pandemia globale, che inneggia alla necessaria connessione fra tutti gli esseri umani.

Pearl Jam sono una band grunge/rock alternativo anni novanta originaria di Seattle, considerata una delle più influenti, stilisticamente, nel rock moderno, tanto da superare i Nirvana nella classifica delle vendite. È composta da Eddie Vedder (voce, chitarra, armonica, ukulele), Stone Gossard (chitarra ritmica, backing vocals), Jeff Ament (basso, contrabbasso, backing vocals), Mike McCready (chitarra solista, piano, backing vocals) e Matt Cameron (batteria, percussioni, backing vocals).

Nella loro vasta carriera, hanno subito numerose variazioni per quanto riguarda il nome del gruppo e un quadruplice cambio di batterista dal 1990 al 1998, in cui si sono alternati Dave Krusen, Jack Irons (primo batterista dei Red Hot Chili Peppers), Dave Abbruzzese e Matt Chamberlain. 

Chiunque abbia detto che è stato già detto tutto, ha rinunciato alla soddisfazione”. 

Eddie Vedder

Gigaton (undicesimo album):

Sono passati ben sette anni dall’album “Lightining Bolt” e con l’uscita di “Gigaton” si può, per certo, esultare al ritorno dei Pearl Jam. L’album, uscito il 27 marzo 2020, frutto di un lavoro a mo’ di smart-working in quanto ideato e perfezionato in solitaria, senza potersi incontrare in studio, lo si può esibire come l’album della maturità, mantenendo lo stampo mai commerciale, che li caratterizza e che invita e accompagna i loro fans a fare un salto nel passato per parlare del futuro. 

In che senso, vi chiederete… un passo alla volta. Partiamo dalla copertina e dal nome di questo album che, chi segue la band lo sa, non è mai da sottovalutare: 

“Ice Waterfall” (isole Svalbard, Norvegia)

Affidata alle mani esperte e alla mente creativa di Paul Nicklen, fotografo, regista e biologo marino canadese, membro attivo nella causa ambientalista, i Pearl Jam hanno voluto come immagine di copertina un paesaggio polare il cui centro visivo è un grande muro di ghiaccio a picco sull’oceano e, a completare la scelta, l’altrettanto forte titolo della raccolta… “Gigaton”. Il termine gigaton, o gigatone (Gt), non è altro che l’unità di misura di massa, equivalente a un miliardo di tonnellate, più comunemente attribuito all’unità di misura dell’energia sviluppata dalle esplosioni nucleari. Questo, viene utilizzato in climatologia per quantificare il distacco di ghiaccio ai poli, fenomeno che, in questi ultimi anni, ha subito un preoccupante aumento.

È decisamente sorprendente e di notevole impatto per la band, dopo un lungo e sofferto silenzio, ripresentarsi con un disco simile, in un’epoca sensibile alla questione dell’ambiente e dei cambiamenti climatici. Il messaggio che si è intenti a trasmettere, tramite la scrittura di 12 sentimentali e spirituali canzoni, scandite da chitarre brillanti, sonorità rock molto potenti e momenti acustici e raccolti, è evidente e in pieno stile Pearl Jam. Lo è ancor più tendendo presente che, all’interno dell’album, vengono aggiunti i siti di due associazioni ambientalistiche americane (“Seal Legacy” e “Only One”) con cui Eddie Vedder aveva già precedentemente collaborato. 

Il filo conduttore è il cambiamento. I Pearl Jam utilizzano ancora il grunge per esprimere un disagio, che una volta era espressione di un’incompresa generazione di adolescenti e post-adolescenti, ed ora l’allarme dell’intera umanità, circondata da una realtà sempre più drammatica che si parli di clima o di coronavirus. 

Gigaton è stato lanciato prima in streaming, dato il periodo di lockdown, dai profili social dei componenti del gruppo. Memorabile il video di supporto dato da Mike McCready in diretta dal suo bagno per strappare un sorriso ai suoi followers: “Sono seduto in bagno, dove partorisco i miei lavori migliori… Ho visto il documentario su Bob Dylan, Rolling Thunder Revue, sto leggendo le poesie di Baudelaire e la biografia di Bruce Springsteen. […] Ciao a tutti! State al sicuro e state a casa se potete. Io non lascerò questo bagno!! Il viaggio inizia”.

Lo stesso Mike, parlando del disco appena uscito, ha dichiarato: “Realizzare questo disco è stato un lungo viaggio. È stato emotivamente oscuro e confuso, alle volte, ma anche un cammino sperimentale ed esaltante verso la redenzione musicale. Collaborare con i miei compagni di gruppo per Gigaton alla fine mi ha dato più amore, consapevolezza e conoscenza della necessità di connessione umana in questi tempi.”

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Dopo il nuovo album, arriva anche un nuovo singolo che non fa parte di Gigaton, ovvero “Get It Back”, uscita l’11 ottobre 2020, scritta da Matt Cameron. L’inedito fa parte della compilation a scopo benefico “Good Music to Aver the Collapse of American Democracy” e in questo non c’è da stupirsi in quanto la band è stata protagonista di numerosi concerti di beneficenza con cause differenti, sostenendo generosamente varie organizzazioni no profit locali e globali e vanta, da sempre, un certo attivismo politico. I Pearl Jam si sono messi in gioco per indurre la gente al voto per le prossime elezioni presidenziali e aiutare organizzazioni come “People for the American Way”, “League of Conservation Voters” e “Make the Road Pennsylvania”. 

Il mancato concerto del 5 luglio 2020 rimandato, a causa dell’incombente pandemia, al 26 giugno 2021 all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, è senza ombra di dubbio ancora più atteso. 

Gigaton:

  • 1. Who ever said
  • 2. Superblood Wolfmoon 
  • 3. Dance of the Clairvoyants
  • 4. Quick Escape
  • 5. Alright
  • 6. Seven O’clock
  • 7. Never Destination
  • 8. Take The Long Way
  • 9. Buckled Up
  • 10. Comes Then Goes
  • 11. Retrograde
  • 12. River Cross