Niccolò Agliardi: “‘Resto’ è un bel punto sul presente” – Video intervista

Bellacanzone ha intervistato Niccolò Agliardi a Roma per parlare della sua antologia di prossima uscita che si chiama Resto, composta da 2 cd Ora e Ancora, contenente 25 brani, tra cui 3 inediti. Ecco cosa ci ha raccontato.

Venerdì 14 settembre uscirà l’antologia Resto di Niccolò Agliardi, composta da 2 cd Ora e Ancora, contenente 25 brani, tra cui 3 inediti. Resto sarà disponibile in streaming, digitale e nella versione deluxe con un kit origami: ogni canzone dell’antologia, infatti, sarà rappresentata da un particolare origami pensato appositamente da Agliardi.

ORA: “Di cosa siamo capaci”; “Johnny”; “Una moneta nel mare”; “Rumore di fondo”; “Da casa a casa”; “Stiamo come stiamo”; “Non ci aspettiamo più”; “Perfetti”; “Le parole dell’assenza”; “Fratello pop”; “Simili”; “Naviganti”.

ANCORA: “Non vale tutto”; “Più musica e meno testo”; “Secondo te?”; “Resto”; “Quattro quarti”; “Ealing”; “Non importa veramente”; “Colpi forti”; “La sentinella”; “Alla fine del peggio”; “Mi manca da vicino”; “Qualcosa vicino all’amore”; “L’ultimo giorno d’inverno”.

Video intervista

Un ringraziamento particolare  Mille 13 Bistrò per la location.

Vuoi parlarci di Resto?
È un bel punto sul presente. Si chiama antologia necessariamente, ma è qualcosa di più. Non devo vendere niente perché se qualcuno volesse questa confezione, si accorgerebbe subito del motivo per cui sono molto orgoglioso di averla registrata. Sono 25 canzoni, di cui 22 le avevo già cantate tempo fa, alcune scritte molto tempo fa, altre più recenti. Non sempre erano venute bene e bisogna poterlo ammettere. I brani hanno questa fortuna, privilegio, che possono essere modificati, si possono disfare e rifare. In alcuni casi ho cambiato anche parti di testo. È stato un lavoro fatto coralmente con i ragazzi che mi seguono da molto tempo Giacomo e Tommaso Ruggeri e Giordano Colombo. Con molta serenità e molta calma abbiamo ascoltato tutto quello che avevo fatto in questi anni e abbiamo scelto le canzoni che in base ai nostri gusti e alle nostre sensazioni che avrebbero suonato meglio se rifatto. È stato divertente e molto emozionante. Insieme a queste canzoni ci sono tre inediti, qualche omaggio a Ivano Fossati, Loredana Bertè e Mia Martini, e Laura Pausini con Simili, di cui mi sono in un certo senso riappropriato. Poi ci sono tre inediti tra cui Johnny.

Canzone che ha una storia particolare…
Johnny è una storia in corsa. È la storia di un’esperienza ancora prima che di un ragazzo. Un’esperienza che mi vede da vicino come genitore affidatario. La storia di un ragazzo che potrebbe essere un ragazzo qualsiasi che vive in questo Paese e si affaccia alla vita e alla maggiore età con molti sogni e altrettante perplessità per come riuscire a realizzarli. L’Italia è un Paese bellissimo, che promette molto, che spesso mantiene, ma non spesso riesce a farlo, soprattutto se non ci sono persone che ti aiutano. Johnny è un ragazzo che ha bisogno di qualcuno che lo aiuti ad andare dall’altra parte del mare.

Come ti trovi nelle vesti di papà?
Mi trovo come credo tutti i papà. Emozionato, fiero, in difficoltà quando si è su un campo minato, quindi con l’adolescenza sempre. Ma è bello quando si riesce a schivare la mina, ad arrivare dall’altra parte campo pur sapendo che il giorno dopo devi ricominciare da capo.

Cosa ti ha detto lui quando ha ascoltato il brano?
Credo che fosse cautamente orgoglioso. Mi ha dato un abbraccio. Credo si sia riconosciuto.

E che musica ascolta?
Siamo molto lontani dal mio genere, anche se a volte mi fa arrabbiare perché ascolta certi miei colleghi non tanto distanti da me. Ci impiegherà un po’ ad apprezzare le mie canzoni. Ascolta il genere afro-americano, la trap e poi penso sia legato a certe playlist di Spotify.

Hai scritto e scrivi per tanti artisti, ma c’è qualcuno per cui ancora non sei riuscito e vorresti?
Ci sono tanti artisti per cui vorrei scrivere, ma oggi mi posso permettere di farlo quando c’è una volontà reciproca. Ho la fortuna di poter conversare, avvicinare, stare a tavola insieme a grandi artisti. Succede ancora oggi che da una chiacchierata e da un pensiero comune nasca la voglia di collaborare. Il mio obiettivo non è togliermi lo sfizio con qualcuno, ma far sì che diventi una coesione di interessi.

Una canzone del passato che avresti voluto scrivere?
L’elenco è infinito. Credo di dover citare almeno nominalmente i miei maestri, quindi Fossati, De Gregori, Vecchioni. Adesso mi viene in mente la canzone I treni a vapore. L’ho ascoltata stamattina e mi chiedevo proprio come si riesce a scrivere un brano così.

Come nasce la collaborazione con Laura Pausini?
Sono tanti anni che lavoriamo insieme. È nata attraverso il suo storico manager Gabriele che aveva ascoltato il mio primo disco e gli era piaciuto lo stile di alcune canzoni. Così ci ha messo in contatto. Comunque è nata prima di tutto un’amicizia.

Quanto è stata importante per te la fiction Braccialetti Rossi?
Nella vita molto. Penso più nella vita che nella professione. Ho ancora un rapporto stretto con il nucleo base degli attori. Con i ragazzi ho convissuto tanti anni insieme. Io sono diventato vecchio e loro sono diventati grandi. È un’esperienza che ringrazio di aver vissuto e che auguro a tutti. Non per forza Braccialetti Rossi, ma l’impatto di quella concomitanza di eventi, unione di affetti, unione di intenti. Cose magiche che in alchimia poche volte succedono.

A proposito di tv, com’è andata Dimmi di te?
Dimmi di te è andato contro ogni aspettativa. È andato bene e lo dico con orgoglio sterminato. Ho desiderato tanto questo programma e l’ho realizzato con persone belle. Un progetto nato in sordina ed è cresciuto tanto fino alla sesta puntata. L’intenzione è quella di provare a raccontarne altre di storie.

Quindi sei autore, cantautore, conduttore, speaker radiofonico, hai scritto anche per il cinema e sei autore di libri… Cosa manca?
Mi piacerebbe fare un sacco di cose, per esempio studiare tanto, ma il tempo non è molto. Studiare qualcosa di quello che studiavo all’università, quindi leggere libri che non sono strettamente finalizzati al mio lavoro. Poi mi piacerebbe aprire un ristorante di cibo sano.

Magari nel ristorante facciamo anche dei live?
Li facciamo fare agli altri!

Hai mai pensato di produrre ragazzi più giovani?
Sì, ma non è facile. Bisogna avere la testa lucida, bisogna essere liberi ed avere molto tempo. Una delle mie scoperte che mi rende fiero è aver aiutato Edwyn Roberts per la carriera di autore. Aver scoperto il suo talento e averlo aiutato a svilupparlo. Ma se dovesse succedere di incontrare qualcuno che scrive canzoni sorprendenti vorrei non farmelo scappare.

Un consiglio che dai ai giovani cantanti o autori?
Direi di trovare un altro mestiere (ride, ndr)! Direi di stare sempre attenti di essere certi che quello che loro considerano un talento, sia veramente accreditato come tale. Non basta saper scrivere una canzone ogni tanto o pensare di essere poetici. Scrivere canzoni è un mestiere, quindi va imparato, va preparato. Poi c’è tutta quella fase individuale di ispirazione, fantasia, ma non è una cosa che si impara tra due minuti.

Com’è il tuo rapporto con i fan?
Ho dei fan molto simpatici, molto carini, molto educati. Farò due instore, Milano e Roma, il 22 a Roma e il 26 a Milano. Saranno diversi l’uno dall’altro. A Roma chiacchieriamo un po’ di più, a Milano suoniamo a dieci metri da casa mia e saremo con la band al completo.

Ci sarà poi un tour completo?
Non riesco a prevedere mai niente. Se ci sarà modo di farlo, perché no. La musica per me oggi è una delle cose che faccio. Adesso voglio vedere che tipo di percezione ottiene questa antologia. Vado in giro a suonare se c’è una richiesta. Non vado ad imporre me stesso. Catturare l’attenzione del pubblico non è così scontato. Vorrei che prima questo disco venga ascoltato, poi se vale la pena di salire su un furgone perché la gente lo chiede, sono pronto.

Ph. Francesca Marino

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