Lene: “‘Domani è un altro giorno’ è il malessere per la mancanza di prospettive”

Venerdì, 11 maggio, è uscito in radio e in digitale il suo singolo Domani è un altro giorno di Lene, che parla del contrasto tra i sogni di quando si era ragazzini e la realtà quotidiana di oggi. La cantautrice milanese affronta anche argomenti di attualità, senza cadere nel banale e cercando di trovare il lato positivo. Il testo del brano in questione parla della vita quotidiana di persone che per svariati motivi si sono dovute accontentare e non hanno potuto realizzare i sogni che avevano. Lene però racconta questa spersonalizzazione cercando di essere ottimista e di riderci sopra, seppure amaramente.

L’intervista

Vuoi parlarci del singolo “Domani è un altro giorno”?
Dopo il mio primo album, molto introspettivo e con testi più ermetici e simbolici, ho sentito l’esigenza di raccontare storie più definite e descrittive. E non necessariamente “mie”; infatti “Domani è un altro giorno” parla di molte delle persone accanto a me, della loro difficoltà ad affrontare una vita purtroppo priva di certezze. Il brano racconta il malessere che deriva dalla mancanza di prospettive in cui vivono i miei coetanei, che con sempre maggiore difficoltà riescono a trovare un lavoro coerente con le loro aspettative di un tempo e anche con quello che hanno studiato, e le conseguenze che questo malessere porta anche in altri aspetti della vita. Con una riflessione sul fatto che forse ci eravamo adagiati troppo in un mondo “da sogno” e ideale che purtroppo non è tale, non è come ce lo raccontava la televisione.

Hai partecipato a X Factor con le Sisters of Soul: se tornassi indietro rifaresti questa esperienza?
Non credo. Beh, è abbastanza normale guardarsi indietro e dire “questo non lo farei, quell’altro nemmeno”… Non voglio dire che sia stata un’esperienza completamente negativa – per esempio, ho imparato la difficile arte del camminare sui tacchi! – ma sicuramente un’esperienza più di vita che non musicale. Il risultato più eclatante portatomi da X Factor è stato farmi sette anni di analisi!

Cosa consigli a chi sta facendo in queste settimane i provini per partecipare al talent?
Consiglio di non limitarsi a quello, ma di percorrere anche altre strade nel frattempo. I Talent sono uno spettacolo televisivo – peraltro in declino, quantomeno da noi in Italia – e raramente conducono a una reale carriera musicale: quando capita è perché oltre alla bravura intervengono tanti altri fattori. Credo sia importante una preparazione tecnica approfondita, ascoltare tantissima musica diversa per aprire i propri orizzonti, trovare una dimensione il più personale possibile e soprattutto cercare di fare tanti live.

Nel 2014 invece sei stata finalista di Area Sanremo. Cosa significherebbe per te calcare il palco del Teatro Ariston?
Significherebbe avere a disposizione quella che è tuttora una delle massime casse di risonanza in Italia per poter proporre la mia musica. Sarebbe certamente una grande emozione, perché il festival ha una storia: non è solo “nazionalpopolare”, da Sanremo sono passate anche cose importanti che grazie al festival sono entrate nella memoria collettiva. Non lo considererei comunque un punto di arrivo, ma la grande occasione di poter fare conoscere a un grandissimo pubblico la musica che scrivo.

Progetti futuri?
Da qualche mese ho iniziato a “reimpostare” una serie di cose, a livello progettuale intendo; stavo preparando un album, ma invece preferisco uscire prima con un EP che sia più rappresentativo e sintetico rispetto alle nuove cose che sto facendo. Uscirà in autunno.