Jesto tra rap e cantautorato: “Ho assorbito l’eredità di mio padre” – Video intervista

Tra rap e cantautorato, malinconia ed ironia, Jesto presenta il suo nuovo singolo "Note vocali", tratto dall'album "Buongiorno Italia", dedicato, in un certo senso, al padre scomparso Stefano Rosso, cantautore noto soprattutto negli anni Settanta.

Venerdì 12 ottobre è uscito in radio, in digital download e su tutte le piattaforme streaming “Note Vocali“, il nuovo video del singolo di Jesto realizzato con la partecipazione dei suoi fan, o come li ha battezzati il rapper, i supershalli.

Durante la sua carriera Jesto ha collaborato con i più importanti artisti della scena hip hop romana e nazionale come Primo Brown, Gemitaiz, Rancore, Clementino, Mondo Marcio, Tormento, Fred De Palma, Boss Doms e il fratello Hyst.

Video intervista

Vuoi parlarci del tuo nuovo singolo “Note vocali”?
La canzone è particolare perché faccio cantare i fan, interpretandoli io. Ho immaginato che i supershalli abbiano trovato il mio numero e mi abbiano mandato delle noti vocali su WhatsApp. Non a caso l’inizio della canzone parte proprio con il suono della notifica dell’applicazione. Ho scritto tre strofi, interpretando tre diverse tipologie di fan. La seconda è una ragazza e faccio una voce anche in falsetto. Si tratta di una citazione a “Stan” di Eminem, una versione modernizzata. Una sorta di ringraziamento perché ho un bellissimo rapporto con i miei fan. Sanno che sono sincero con loro, mi capiscono in tutte le mie scelte.

Allora li hai invitati nel videoclip ufficiale…
Quando abbiamo pensato al video ho pensato che la cose migliore fosse far partecipare loro, infatti ci sono alcuni che cantano. Sono i primi 40 che ci hanno scritto e sono venuti sul set. È stato fico girarlo. Il pezzo è particolare perché quasi non è rap, non c’è reef, non c’è batteria, solo un giro di chitarra con piccolo arrangiamento sotto e quasi tutto vocale. Diverso dalla musica che ho sempre fatto. È un percorso che sto facendo ora verso il cantautorato, sia per l’eredità che ho di mio padre, sia per stimolo personale. Mi sta stimolando andare verso una strada strumentale, non a caso i live che sto preparando sono un mix: c’è la chitarra vera, il mandolino vero, la fisarmonica vera, con sotto però il sintetizzatore. È il mondo da cui vengo e il mondo verso cui sto andando. Racchiude tutto.

Com’è il tuo rapporto allora con le note vocali?
Non amo molto ascoltare le note vocali. Le uso in una maniera creativa, spesso quando ho un provino di una canzone la registro sulla nota vocale e la invio agli amici, così la appunto e mi ricordo com’è, poi ha un feedback subito, positivo o negativo. Li uso come memo.

Presto un album di canzoni su WhatsApp?
Ho molti provini su WhatsApp, magari stonati perché li fai in macchina. Sarebbe bello fare un disco di belli stonati su WhatsApp!

Qual è il filo conduttore di “Buongiorno Italia”?
È un concept album ed il filo conduttore è quello della sveglia della coscienza. Il disco è concepito come un eterno loop. La possibilità di un mondo migliore sembra rilegata alla dimensione del sogno. Per sognare un mondo migliore vuol dire che stai dormendo, quindi è una sorta di paradosso che viviamo.

Prima hai nominato tuo padre (Stefano Rosso, ndr). Quanto è stato importante per la tua crescita musicale?
In realtà nell’ultimo anno, perché prima musicalmente non avevo mai ripreso le sue orme. Anzi da piccolo ero in conflitto con lui, poi piano piano ci siamo capiti. Per fare questo disco è come se avessi assorbito a spugna tutta l’eredità che mi ha lasciato lui e altri grandi maestri della musica italiana degli anni Settanta. È diventato importante a livello musicale. A livello autoriale lo ritrovo anche nelle mie canzoni più vecchie, dalla prima all’ultima c’è comunque il suo zampino. Condividiamo questo borderline tra malinconia ed ironia, non si capisce mai quando sto scherzando o dico una cosa triste o ancora dico una cosa triste in maniera comica. Questo è il tratto distintivo che ho ereditato da lui, anche inconsciamente la mia poetica è così. Sulla parte musicale invece mi ci sono proiettato quest’anno. Non a caso tutto il disco ha chitarre, mandolini, cose lontane dal rap più classico. Sono contento di questo album dal punto di vista del suono perché potrebbe sentirlo un musicista degli anni Settanta e rimanere stupito. Sono orgoglioso della direzione che sto prendendo.

Ci saranno due live a Milano e Roma: vuoi darci qualche anticipazione?
Col disco precedente ho fatto tante date in piccoli posti. Ora sento di voler cambiare verso dei locali più grandi e così da qui a fine anno sarò l’8 novembre all’Alcatraz di Milano e il 9 novembre all’Orion di Roma. Così voglio radunare i supershalli in queste due maxidate che per me sono uno step successivo dal punto di vista della grandezza dei locali e soprattutto dello show. Stiamo facendo prove con mix di tutti i miei mondi È senza dubbio una crescita rispetto al passato. È bello a livello di vibrazioni. Quando parte il mandolino o il basso ti coinvolge, è come un’idea di festa popolare che non può coinvolgere. Subito dopo vorrei suonare a bomba! Tanti pezzi li stiamo riarrangiando i maniera acustica, sto un po’ stravolgendo tutto.

Nel 2019 dove ti vedremo?
Sto lavorando a canzoni nuove perché se non vado in studio mi sento proprio male. Sto registrando senza scrivere, quindi vado in studio senza sapere quello che farò. In base al mood, all’ispirazione. Mi alleggerisce molto rispetto a scrivere e andare in studio con un programma prestabilito, anche perché non so che fine faranno questi brani. Forse la parte più bella è proprio quando sai che non devi farlo per obbligo, perché sai già che finirà in un album. Spazio alla creatività.

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