Giorgio Vanni: intervista al re delle sigle dei cartoni animati – Video

Rock Me Amadeus di Radio Luiss, in collaborazione con Bellacanzone, ha intervistato Giorgio Vanni alla Discoteca Laziale di Roma prima del suo instore tour per incontrare i fan in occasione dell'uscita del nuovo album dal titolo "Toon Tunz". Ecco cosa ha raccontato in merito al suo ultimo progetto discografico e anche ai suoi esordi nel mondo della musica e nel mondo delle sigle di cartoni animati.

Toon Tunz è il settimo album di Giorgio Vanni, pubblicato il 10 maggio 2019. Il disco targato Lova Music e distribuito da Self, contiene le sigle da “Pokemon Go” fino a “Dragon Ball Super Kame Hame Ha” e altri brani già conosciuti (come “Yu-Gi-Oh! GX” del 2006, pubblicata solo in raccolte RTI) accompagnati da versioni alternative di alcune sigle e un inedito che prende il nome dal disco.

Siamo qui per parlare del tuo ultimo lavoro: Toon Tunz. Com’è nata questa idea di rendere dance alcune delle sigle più conosciute?
Quando abbiamo iniziato con Max Longhi, l’altra metà del team, ci siamo guardati e abbiamo detto: “Perché non fare le sigle dei cartoni più dance, più dinamiche?”. Da allora tutte così. La scelta avvallata dalla grande Alessandra Valeri Manera, produttrice, autrice di tutte le sigle per la fascia dei ragazzi, ha detto di sì e abbiamo iniziato con la cassa in quattro.

Dragon ball, Pokemon, Lupin: qual è il cartone animato al quale si più affezionato?
I cartoni animati dei quali abbiamo fatto la sigla ce ne sono tanti: sono affezionato a Dottor Slump Arale. Dire Dragon Ball e Pokemon è scontato, anche se mi piacciono moltissimo. Farò un tatuaggio del Drago Shenron perché mi ha cambiato la vita. Ci sono One Piece e Conan che io adoro.

Se ti dico “Superman”, Fivelandia 16 cosa cosa ti viene in mente?
Mi viene in mente l’inizio di un’avventura fantastica. L’ammiraglio Max Longhi già arrangiava delle sigle. Valeria Manera gli ha chiesto di fare una sigla e con Max ci siamo messi a lavoro ed è nato Superman. Poi Hulk e le prime sigle per Cristina. Non immaginavo di arrivare fin qui. Prima avevo scritto per altri artisti come Laura Pausini ed Eugenio Finardi, poi successivamente sono arrivate le sigle e tutto l’affetto delle ragazze.

Fondamentale nella tua carriera sono stati due incontri quelli con Max Longhi e Alessandra Valeria Manera la vera “deus ex machina” di Mediaset.
Lei ci ha cambiato la vita, ha fatto davvero tanto per noi. Ora c’è un grande affetto e una grande amicizia.

Forse non tutti sanno che giorgio ha anche scritto per Laura Pausini e lavorato con artisti come Finardi, De andrè, Vecchioni e altri, ma se non avessi avuto successo con la musica cosa avrebbe fatto Giorgio Vanni?
Non si riesce a rispondere. Da piccolino ho iniziato a cantare nella cameretta in finto inglese e poi ho continuato (ride, ndr). Non saprei dirti cosa avrei fatto. Non sarei io.

Tu, Enzo Draghi e Cristina D’avena siete il tridente delle sigle dei cartoni animati. Quale sigla dei tuoi colleghi avresti voluto cantare?
“Piccoli problemi di cuore” mi piace molto. Ho cantato insieme a Cristina “Rossana” e sono molto felice di averla fatta. Mi piacciono anche Capitan Harlock e L’uomo Tigre. Quelle avrei voluto cantarle.

Quali cartoni animati vedevi da piccolo? In quale di questi ti immedesimavi?
Ho iniziato a guardare i cartoni animati della Disney insieme a mio padre. Gli anime li ho guardati più avanti. Andavo fuori di testa per Capitan Harlock.

A quando un album con Cristina? Un bel duetto stile Albano e Romina?
Sarebbe bello, ma non dipende da noi. Sarebbe bello anche esibirsi insieme. Il pubblico ce lo chiede davvero tanto.

Cosa bolle in pentola?
La cosa bellissima è che sto collaborando con tanti youtuber di grande fama come i Panpers, iPantellas, Amedeo Preziosi, Mark The Hammer. Sono dei ragazzi che sono cresciuti ascoltando le nostre sigle. La mia voce è conosciuta, ma il mio volto meno, quindi è molto utile. Ci divertiamo davvero tanto e c’è un bel rapporto di amicizia. Farò tante altre cose di questo tipo.

Cosa si prova ad essere un vero e proprio mito per tante generazioni di italiani?
Quando si avvicina un ragazzo che trema perché sei la voce che gli ricorda l’infanzia è una grande emozione.