Danilo D’Auria presenta ‘Io Resto a Casa – La Serie’: “Uscirà anche un libro”

Danilo D’Auria inizia la sua avventura di Fotografo nel mondo della Musica. Dal 2014 è il fotografo di Classic Rock Italia, dove è anche responsabile della rubrica “Live Reviews”. Collabora inoltre con la Repubblica XL e diverse altre testate del settore. Dal 2017 è il fotografo ufficiale del Concertone del Primo Maggio e del Rock in Roma. Nel 2019 inizia a fotografare in teatro e realizza un reportage per lo spettacolo di Flavio Insinna “La macchina della Felicità”. Realizza servizi fotografici di ritratto per artisti, band e attori.

IO RESTO A CASA – LA SERIE” nasce da un’idea del fotografo DANILO D’AURIA durante i giorni difficili scanditi dalla pandemia di Covid-19. 

In questo momento drammatico, noi italiani siamo chiamati a dare il nostro contributo rimanendo in casa per sconfiggere questo virus. Ci stiamo tutti facendo compagnia con i social e, proprio sui social, sta venendo fuori la natura del popolo italiano, fatta da autoironia, solidarietà, paure e a tratti anche sana follia. 

Nasce così il progetto Io Resto a Casa – La Serie che, con autoritratti fatti in casa, vuole raffigurare i comportamenti degli italiani in quarantena e documentare con ironia questo periodo buio e drammatico della nostra storia.

Come nasce l’idea del progetto Io resto a casa – La serie?

Il progetto nasce grazie alla follia degli italiani. Nel periodo del lockdown, soprattutto nei primi giorni, tutti ci siamo ritrovati spaesati e impauriti per questa brutta situazione. Col passare dei giorni ho notato che la maggior parte di noi, per svariati motivi ha iniziato a pubblicare sui social i propri momenti di vita quotidiana. Per combattere la solitudine, la paura, le proprie ansie, il popolo italiano si è scatenato. Allora ho deciso di ironizzare su questi comportamenti, alcuni veramente assurdi. E così, una foto dopo l’altra è arrivato il progetto “Io resto a casa – La serie”.

Foto che ho realizzato con l’attrezzatura fotografica che avevo in casa. Molta era rimasta chiusa nello studio fotografico. Ma alla fine mi sono divertito. Ho costruito i set con le cose che avevo in casa. Per allestire alcuni set mi sono sentito Giovanni Muciaccia di Art Attack.

Il 4 maggio è iniziata la Fase 2, quindi il progetto finisce qui o ci sarà una “seconda stagione”?

Si l’intenzione della seconda stagione c’è, qualcosa è in lavorazione. Sto cercando e raccogliendo diverse idee. Ma confido sempre negli italiani. Anzi approfitto per fare un appello: “Italiani ho bisogno di voi”! Approfitto per dire anche uscirà il libro di “Io resto a casa – La serie”

Cosa pensi del futuro della musica dal vivo in Italia?

Domanda da un milione di dollari. Prima di tutto volevo dire che sono vicino a tutti gli addetti ai lavori che lavorano dietro le quinte, dai tecnici di palco ai fonici e tutte le altre figure che non si vedono mai, ma che sono fondamentali. Tra cui ci siamo anche noi fotografi, non fai mai male ricordarlo. Per quanto riguarda il futuro io spero che questo possa diventare una sorta di “anno zero” e che si riparta con una politica dei live diversa. Mettiamola così, vorrei più musica e meno led wall sui palchi.

Fotografo del Concerto del Primo Maggio, Rock in Roma e tanti altri concerti: cosa ti manca di più del tuo lavoro di fotografo di live?

Mi manca il momento dell’entrata nel pit. Quando, dopo aver tirato fuori le macchine fotografiche dallo zaino, si cammina per quei pochi metri a ridosso delle transenne. Sei tra il pubblico e il palco. Senti le urla dei fan dietro di te e il silenzio del palco ancora spento davanti a te. Mentre ti rispondo, mi sembra di sentire anche gli odori di quel momento. E poi ovviamente l’adrenalina dell’inizio di un concerto, quell’attimo in cui si spengono le luci e si accende il palco. Anche per noi fotografi, o almeno per me è così, quel momento è particolare. Il primo scatto è fondamentale per riuscire nel resto del tempo chi mi rimane, in genere tre pezzi. E’ un po’ come la prima nota di un musicista o l’attacco della canzone per un cantante.

L’ultimo concerto a cui sei stato per lavoro?

Il mio ultimo concerto prima del blocco totale è stato all’Auditorium della Conciliazione e sul palco c’erano i Dire Straits Legacy. Report e foto sono sul numero 90 di Classic Rock in edicola. Numero storico direi, l’ultimo con i live del 2020.

Il concerto più bello in cui hai potuto scattare foto?

Dopo 700 concerti più o meno, non credo di averne uno preferito in particolare. Ce ne sono diversi. E li ricordo per motivi che magari non sono legati strettamente alla fotografia. Potrei citare i grandi nomi come i Kiss, che sono spettacolari da fotografare, direi che anche facili visto che si mettono in posa davanti all’obiettivo. Sono molto legato al concerto di Roger Waters a Bologna del 2018 perché con una sua foto ho avuto l’onore di firmare la copertina del numero 67 di Classic Rock. Ricordo con piacere i Linkin Park a Rock in Roma., rimasi impressionato dalla potenza della voce di Chester. Mi viene in mente la prima volta che ho fotografato Vasco a Bari nel 2015. Ero talmente emozionato che credo di aver fatto delle foto non proprio all’altezza. Oppure sempre Vasco nel 2016 a Roma quando ho fotografato tutte e 4 le date dell’Olimpico. Non posso non citarti i Rolling Stones a Lucca. Ma spesso i concerti più belli e divertenti sono nei piccoli club. Un concerto in cui mi sono divertito molto risale al 2014 al circolo degli artisti, sul palco c’erano i Kaiser Chiefs. Oppure gli Anvil al Jailbreak o ancora i Biffy Clyro a Firenze. Come vedi impossibile sceglierne uno.

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Il prossimo concerto che vorresti vedere/fotografare?

Rivedrei volentieri i Kaiser Chief e i Biffy Clyro. Ma comunque spero di ritornare al più presto a scattare sopra e sotto un palco. E a farmi una birra dopo!