Autotune: la pietra dello scandalo e della rivoluzione

Autotune è diventata la pietra dello scandalo, tanto da offuscare la musica stessa. Infatti oggi siamo più occupati a capire se nei brani c’è o meno l’autotune piuttosto che a concentrarci sul testo del brano o su quello che l’artista vuole comunicarci con la sua musica.

Nell’ultimo anno abbiamo spesso, forse anche troppo sentito palare di Autotune. Questo software misterioso è molto utilizzato dagli artisti soprattutto nella Trap, e da almeno un annetto è oggetto di molte polemiche legate al suo utilizzo. C’è chi afferma che viene utilizzato troppo, chi troppo poco, chi addirittura afferma che senza di esso alcuni artisti non sarebbero diventati famosi.

The Cher Effect

L’Autotune è stato creato dalla Antares Audio Technologies nel 1997, quindi ha 22 anni. Il suo scopo era ed è correggere l’intonazione o mascherare imperfezioni della voce, non solo in fase di registrazione ma anche durante i live. Oggi però ha anche una funzione stilistica, infatti se sapientemente regolato crea particolari effetti. Nella musica pop la prima ad utilizzare questo strumento come effetto e non come correzione è stata Cher nel 1998 con il brano “Believe”. Il brano ebbe un successo strepitoso e “The Cher Effect” divenne il secondo nome dell’autotune.

Dopo di lei tantissimi altri artisti hanno adottato l’autotune. Alcuni esempi sono Janet Jackson, Gigi D’Agostino, T-Pain. Dagli anni 2000 l’effetto dato dall’autotune è diventato la cifra stilistica della scena R&B. Se pensiamo infatti a Kanye West, Jason Derulo, Chris Brown, l’autotune è una forte presenza nelle loro produzioni. Questo effetto “robotico” è caratteristica del sound dei Daft Punk. Secondo loro odiare questo strumento, non ha senso e lo hanno integrato nei loro lavori.

“The Cher Effect” è entrato a far parte anche delle produzioni di artisti pop come Kesha, Rihanna, Usher, Britney Spears, Katy Perry. Naturalmente questo software è linfa vitale anche nel rap e  Lil Wayne, Snoop Dogg lo usano moltissimo nei loro album. Nelle nostre orecchie risuona ancora la massiccia presenza dell’autotune nell’album The E.N.D. dei Black Eyed Peas che gli ha conferito un suono tutto nuovo.

Rivoluzione o catastrofe?

L’Italia anche nel corso degli anni ha accolto a braccia aperte l’auto-tune, dapprima nella musica rap e poi nel pop. Ma è la Trap dove questo software compie appieno il lavoro per il quale è stato progettato. Negli ultimi due anni la musica ha visto esplodere l’auto-tune, tanto da essere presente in quasi tutti i brani. Grazie ad artisti come Sfera Ebbasta e Ghali, l’auto-tune è entrato nelle nostre case, o meglio nelle nostre orecchie. È stata una vera e propria rivoluzione dunque, anche se alcuni l’hanno definito una catastrofe.

Molti puristi del bel canto criticano la scelta di utilizzare l’autotune nei brani e soprattutto nei live. Una di queste è Christina Aguilera che l’ha definito uno scudo. Memorabile la sua definizione “Autotune is for pussies”, sottolineando che tale software è per chi non sa cantare e vuole nascondere la sua voce.
Contro l’AutoTune è andato anche Jay-Z, che ha pubblicato un singolo intitolato D.O.A.”Death of AutoTune”, in cui denuncia l’abuso che si fa di esso.

Anche Ermal Meta non è un fan del software, tanto che lo ha paragonato al doping in ambito sportivo. Impossibile non ricordare la polemica che si è scatenata lo scorso anno ad Amici di Maria De Filippi intorno a Biondo, fortemente criticato per l’utilizzo dell’autotune.

Pro o contro autotune? Come tutte le cose dipende dall’utilizzo che se ne fa .. non bisogna abusare di questo strumento altrimenti non ci saranno più cantanti in grado di cantare con la loro voce naturale, ma indubbiamente come effetto se usato nel modo adeguato, messo in alcune parti del brano, dona un tocco in più che lo rende vincente.

Dal 1997 ad oggi chissà quanti artisti hanno utilizzato questo software senza che ce ne accorgessimo. Un artista può anche utilizzare l’autotune ma se non ha nulla da comunicare, se i suoi testi sono vuoti, se la sua musica non emoziona il pubblico rimarrà sempre in disparte.

Il vero problema dunque non è l’autotune ma il saper essere Artista e un Artista sà dosare perfettamente questo effetto a messo che lo utilizzi. Un cantante ovviamente per essere tale deve saper cantare anche senza l’utilizzo di tale strumento, perché l’unico strumento che deve usare è la sua voce.