Sabato 16 maggio, alle ore 10:30, a Milano, al CASVA – Centro di Alti Studi sulle Arti Visive (Via Isernia, 5), la pianista, matematica e divulgatrice di musica e cultura INGRID CARBONE sarà protagonista della Piano Lesson “L’UNIVERSO FEMMINILE TRA LE NOTE DI SCHUBERT, LISZT E LEONCAVALLO”, in occasione di PIANO CITY MILANO. L’appuntamento è a ingresso libero fino a esaurimento posti.
L’evento si configura come una “conversazione-concerto”, format ideato da Ingrid Carbone, che costituisce la cifra distintiva del suo percorso artistico, integrando esecuzione musicale e dimensione divulgativa in un unico percorso di ascolto e approfondimento culturale.
Per l’occasione la pianista proporrà un percorso musicale e narrativo dedicato all’universo femminile attraverso due prospettive complementari, offerte dall’interpretazione di composizioni di Ruggiero Leoncavallo e Franz Schubert, nella trascrizione pianistica di Franz Liszt.
Nel corso dell’appuntamento, Ingrid Carbone guiderà il pubblico in un’esperienza di ascolto in cui dimensione emotiva e consapevolezza analitica si intrecciano, mostrando come la struttura del pensiero matematico possa diventare uno strumento per comprendere più a fondo il significato espressivo e l’architettura di una composizione.
Iniziamo dal tuo prossimo impegno al Piano City Milano. Il tuo intervento è classificato come “Piano Lesson”: cosa ci dobbiamo aspettare da questa conversazione-concerto?
Ti devi aspettare qualcosa di inusuale e abbastanza nuovo. Utilizzerò un mio personale format di divulgazione per distinguermi dal semplice concerto, ma ci tengo a precisare subito cosa non sarà: non sarà una lezione accademica riservata agli addetti ai lavori. Questo è un punto fondamentale per me: l’evento è aperto a tutti, anche a chi non ha alcuna confidenza con l’ascolto della musica classica. Racconterò la musica attraverso esempi pratici al pianoforte, ma senza limitarmi a riportare le solite nozioni che si trovano su Wikipedia o sui siti di informazione generale. Quello che porterò sul palco è la sintesi di mesi, e a volte anni, di studio e ricerca interpretativa. Il mio obiettivo è trovare una spiegazione logica a ogni singola nota dello spartito, affidandomi anche a una mia visione matematica della struttura, per restituire un’esecuzione che sia il più possibile vicina all’originale volontà del compositore.
Il programma di quest’anno sembra avere un filo conduttore molto forte legato all’universo femminile. Come hai scelto gli autori per esplorare questa dimensione?
Per questa occasione ho deciso di accostare due mondi al femminile che, se ci pensi, sono apparentemente molto distanti tra loro. Da una parte c’è la Suite spagnola di Ruggero Leoncavallo, un omaggio alla Spagna dove la figura centrale è la donna vista come artista e custode della tradizione, come la ballerina di flamenco o di tango. Dall’altra, ho scelto Schubert attraverso le trascrizioni di Liszt, in particolare un brano che narra la storia drammatica di una giovane suora costretta a prendere i voti. Sono due lati della stessa medaglia: da un lato la donna del popolo, legata alle radici e alla passionalità della terra spagnola; dall’altro la donna nobile, vittima dei giochi di potere e delle necessità patrimoniali della sua famiglia, che vive un profondo travaglio interiore divisa tra la sua vocazione e le tentazioni del mondo terreno.
Leoncavallo è un autore che stai studiando approfonditamente da anni. Perché ritieni così importante riscoprire oggi la sua produzione pianistica?
Leoncavallo è un autorevole rappresentante del verismo italiano, ma nell’immaginario comune è legato quasi esclusivamente a I Pagliacci o alla romanza Mattinata. La sua produzione specifica per pianoforte è invece quasi totalmente ignorata, ed è un vero peccato. Con il mio “Progetto Leoncavallo” sto lavorando per restituirgli finalmente dignità come compositore pianistico, portando queste sue pagine anche all’estero per farle conoscere a un pubblico più vasto. I suoi brani non sono semplici esercizi di stile, ma vere e proprie rappresentazioni teatrali trasposte sui tasti, capaci di evocare immagini visive potentissime e piene di vita.
Ci ha colpito molto la tua descrizione degli “effetti” che riesci a trarre dallo strumento. Come si traduce questa narrazione sonora sui tasti durante l’esecuzione?
Il mio approccio è molto concreto: al pianoforte cerco di far sentire tutto quello che leggo e vedo nella struttura musicale. Nel repertorio spagnolo, ad esempio, non mi limito a suonare le note, ma cerco di evocare il suono secco delle nacchere, il graffio della chitarra, il lamento del violino zigano e persino il ritmo tipico del “tacco e punta” delle ballerine, che con le loro scarpe chiodate segnano il tempo. Nel brano di Schubert/Liszt, invece, la narrazione segue i quattro quadri del poema musicale: lì cerco di far risuonare le campane del convento, ma anche la violenza dei fulmini e dei tuoni durante la tempesta. Sono tutti effetti sonori che il compositore ha inserito nello spartito e che io voglio rendere espliciti e “visibili” per chi mi ascolta.
-Il tema dei diritti delle donne sembra essere per te una missione personale, oltre che artistica. Quanto c’è della tua esperienza di vita in queste scelte di repertorio?
Sono estremamente sensibile a queste tematiche e non lo nascondo. Trovo quasi incredibile che ancora oggi, nel XXI secolo, si debba lottare per la parità di genere o per la difesa dei diritti fondamentali delle donne. Ho costruito tutta la mia carriera e la mia attività professionale da sola, partendo da zero e scontrandomi spesso con pregiudizi e difficoltà legate proprio al fatto di essere una donna in questo ambiente. Per questo motivo, ogni volta che ne ho l’occasione, scelgo di tenere accesi i riflettori sull’universo femminile e sulle sue complessità. È una convinzione profonda che porterò avanti anche in altri appuntamenti estivi, come quello già fissato per il 16 maggio, dedicato proprio ai diritti delle donne.
Uno sguardo al futuro: quali sono i tuoi prossimi progetti e su cosa ti stai concentrando ora?
Ai primi di luglio ci sarà un evento molto importante di cui non posso ancora svelare tutti i dettagli, ma sarà un incontro unico tra scienza e musica. Presenterò i risultati della mia ricerca sulla matematica applicata allo spartito, utilizzando anche strumenti multimediali per mostrare ciò che emerge dalle mie indagini. Poi sarò a Napoli a settembre, ma in questo periodo sto dedicando moltissime energie alla scrittura. Mi è stato chiesto da più parti di mettere nero su bianco i frutti delle mie ricerche artistiche degli ultimi anni. È un lavoro solitario, complesso e che richiede molto silenzio, quindi spero di riuscire a ritagliarmi lo spazio necessario per finire questo progetto editoriale a cui tengo moltissimo.