Simone Frulio presenta “E non servono parole (#L)”: “È un invito a guardarci dentro” – Intervista

Simone Frulio presenta "E non servono parole (#L)": "È un invito a guardarci dentro" - Intervista al cantante in merito all'uscito del suo ultimo singolo attualmente in rotazione radiofonica e disponibile in digital download.

E non servono parole (#L)” è il nuovo brano di Simone Frulio che anticipa insieme a “Battito di mano” e “Niente di buono” l’uscita dell’album di prossima pubblicazione (Momo/Artist First). La canzone rappresenta un momento triste della vita dell’artista: la malattia di Luca, un caro amico, e la sua perdita. Simone ci invita a stare vicino alle persone che lottano contro la malattia, per rendere meno pesante la loro sofferenza.

La particolarità di questo brano è che con una parte dei ricavi delle vendite il cantante ha deciso di aiutare Make-A-Wish Italia, l’Associazione che realizza i desideri dei bambini affetti da gravi patologie. Make-A-Wish Italia infatti ha esaudito il sogno di Luca di andare a San Francisco e assistere alla partita NBA della sua squadra preferita.

L’intervista

Simone, come è nata “E non servono parole (#L)”?
La canzone è nata durante la malattia di uno dei miei amici più stretti, che è poi venuto a mancare ormai più di un anno fa. La prima parte è stata scritta mentre Luca era ancora con noi, ma i medici avevano iniziato a farci capire che non c’erano più speranze. La seconda parte invece l’ho aggiunta dopo che Luca è venuto a mancare, raccontando la storia da un altro punto di vista, quasi come per convincere me stesso che lui in realtà sarebbe rimasto sempre e comunque accanto a me.

Quale messaggio vuoi trasmettere attraverso il racconto di questa tua personale storia?
La canzone vuole essere un invito a cercare le persone che non sono più con noi, proprio nelle cose più semplici, spontanee e naturali: gli alberi, le foglie, le ombre, le luci. È un invito a guardarci dentro e a trovare queste persone proprio dentro di noi, dove resteranno per sempre e non se ne andranno mai.

Hai deciso di devolvere parte dei ricavi del brano all’associazione “Make a Wish”. Cosa rappresenta per te questa importante realtà?
È un’associazione che ho conosciuto grazie a Luca, il mio amico che è venuto a mancare ormai più di un anno fa e alla sua famiglia. Make a Wish si impegna per ricavare denaro da destinare alla realizzazione dei sogni e dei desideri dei bambini affetti da gravi patologie. Proprio questa associazione ha realizzato infatti il sogno di Luca di visitare San Francisco. Penso sia una bella occasione per rendere felici questi bambini.

Nonostante la giovane età, i tuoi brani portano spesso la tua firma. Ti ispiri a qualche autore in particolare?
Tendenzialmente no. Ascolto tanta musica ma quando scrivo cerco di dar voce alla mia personalità. Nell’ultimo periodo un incontro importante è stato, però, quello con i testi di Ultimo. Mi è capitato di inserire a volte elementi o parole che lui stesso spesso usa. Mi piace molto e lo ammiro proprio come autore.

Hai mai pensato di scrivere per qualche collega? Se sì, chi ti piacerebbe interpretasse una canzone scritta da te?
Sarebbe un sogno per me sentire una canzone scritta da me cantata da Laura Pausini o dalla immensa Giorgia. Sto pensando infatti di inviare qualche provino alle loro case discografiche per farmi conoscere anche solo come autore.

Torniamo un po’ indietro nel tempo. Quando hai davvero capito che la musica sarebbe stata protagonista nella tua vita?
Penso sia stato dopo “Io Canto”, quando piano piano le cose iniziavano a farsi più serie. Iniziavo ad andare in giro a fare concerti, registrare dischi col gruppo o partecipare a eventi importanti, realizzando che il tempo investito a fare queste cose era tempo ben speso e per me di grosso valore.

Hai avuto la fortuna di farti conoscere dal pubblico in due importanti occasioni prima con “Io Canto” e poi “XFactor7” con i Freeboys. Cosa ti hanno lasciato queste esperienze?
“Io Canto” mi ha dato la possibilità di farmi conoscere dal grande pubblico. È stata l’esperienza più importante della mia vita, dove ho avuto la possibilità di duettare con Claudio Baglioni, Renato Zero, Michael Bublé e di lavorare con grandi professionisti come Roberto Cenci. “X Factor” è stato qualcosa di altrettanto inaspettato, dove ho avuto la possibilità di crescere artisticamente grazie ai preziosi consigli di Paola Folli e Luca Tommassini.

A distanza di qualche anno saliresti ancora sui palcoscenici televisivi per presentare la tua musica?
Sì, senz’altro. Non nego che non mi dispiacerebbe partecipare a Sanremo o avere un programma tutto mio per ragazzi.

Cosa ti senti di dire ad un coetaneo che vuole avvicinarsi a questo mondo?
È molto difficile oggigiorno avere un proprio spazio all’interno del mercato musicale, ciò nonostante il mio consiglio è quello di dar voce sempre a ciò che si ha dentro, credendoci fino in fondo.

Vuoi anticipare qualcosa sull’album in uscita ai tuoi fan?
Saranno dodici brani; nove scritti e musicati interamente da me e altri tre di altri autori. L’intera direzione musicale è stata affidata a Paolo Paltrinieri, direttore delle reti Mediaset e RTI per oltre trent’anni. I brani trattano tematiche vicine, non solo ai ragazzi a me coetanei, ma anche ai più adulti: le canzoni parlano di amicizie tradite, amori ritrovati o finiti. Non vedo l’ora di potervelo far ascoltare per intero!

PH. Giulia Bersani

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