Sabato 31 gennaio, nella suggestiva Sala della Protomoteca del Campidoglio, Barbara Politi è stata premiata con il prestigioso Premio Antenna d’Oro per la Tivvù 2026, riconoscimento dedicato ai protagonisti della televisione italiana che si distinguono per talento, professionalità e capacità di comunicare con il pubblico.
Barbara, guardando indietro alla tua carriera, qual è stato il momento in cui hai capito davvero che avresti voluto raccontare storie attraverso la TV e il giornalismo?
Sia il giornalismo che la televisione sono arrivati con un richiamo molto naturale. Ero all’università e frequentavo la facoltà di Lettere Moderne. Quando mi chiesero di scegliere dove frequentare il tirocinio formativo, non ci pensai due volte: esclusi le scuole e le case editrici, crociando l’opzione della redazione di un grosso quotidiano pugliese (Il Nuovo Quotidiano di Puglia del gruppo Il Messaggero). Ho cominciato così, da tirocinante, a raccontare le storie della mia città. Parlavo e scrivevo di tutto: cronaca nera, bianca, politica, cultura, spettacolo. Quella scuola, la “scuola del saper far tutto”, mi torna utile ogni giorno, in ogni mio lavoro. Anche la tv è arrivata per caso. Mi sono proposta come supplente di una giornalista televisiva locale che andava in ferie, d’estate. Correva l’anno 2005. Ho cominciato allora e non ho mai smesso.
Hai recentemente condotto la speciale della Vigilia di Natale su Rai1, Fari di Speranza. Quale emozione ti ha colpito di più nel condividere quella serata con il pubblico a casa?
Entrare nelle case degli italiani in un giorno così speciale, la Vigilia di Natale, nella rete ammiraglia della Rai, mi ha regalato un’emozione che non dimenticherò mai. Un racconto portato avanti, al fianco di Domenico Gareri, in un luogo sacro come Santa Maria Maggiore che mi ha nutrito l’anima e che considero la pietra miliare di vent’anni di lavoro. Devo ringraziare chi mi ha voluto lì e mi ha dato fiducia, una gratitudine che mi auguro di aver ricambiato con impegno e dedizione.
La tua carriera ti ha portato a raccontare tante storie di vita e del nostro territorio. C’è un servizio o un progetto che ricordi con particolare affetto o che ti ha cambiata?
A parte l’esperienza natalizia di Rai 1, che vi ho appena raccontato, sicuramente la trasferta a New York per la conduzione del Caruso Tribute Prize di Rai Italia e Rai Play. Anche quella è stata un’esperienza che porterò sempre nel cuore. New York è una città che amo profondamente e che avevo visitato soltanto da turista, un paio di volte. Esserci stata per mettere in scena un omaggio televisivo che Rai aveva dedicato a Caruso mi ha reso molto felice. Sul palco dell’Istituto di cultura italiana nella Grande Mela ho tracciato un altro grande traguardo del mio percorso.
Hai parlato spesso della forza delle donne. In questi anni, quali storie di donne ti hanno ispirata di più e perché?
Le storie di donne che mi ispirano sono quelle che ascolto ogni giorno, che incontro nella mia vita quotidiana, durante le interviste, nelle registrazioni, al telefono, per strada. È la normalità, innanzitutto, a ispirarmi. Spesso non ci rendiamo conto che gli esempi più importanti sono quelli che ci vengono regalati dalla gente comune, dalle donne del mondo, e non soltanto dai grandi personaggi femminili che sono comunque riferimento storico e culturale per molte di noi. Non c’è lezione e ispirazione migliore di quelle che vengono dalla strada.
Programmi come Pizza Girls raccontano una filiera importante del nostro Paese. Cosa ti affascina di più nel raccontare storie partendo dalla materia prima?
Mi affascina il fatto che ormai, e per fortuna, si parli sempre di più di “cultura del cibo”, “cultura del vino”, “cultura delle materie prime”, in quanto eccellenze dei nostri territori ed espressioni autentiche di un patrimonio immateriale ineguagliabile, quello italiano. A proposito di donne, poi, questo programma ha il valore aggiunto di avere come protagoniste voci femminili che sono soprattutto talenti e maestre del lavoro. Pizza Girls è un format leggero e piacevole che consente al contempo di far arrivare a casa il sacrificio e le energie che si celano dietro lavori impegnativi come quello della pizzaiola. Chi mi conosce, sa bene che l’enogastronomia è un pezzo di vita e di cuore. Portare in televisione questo amore è stato bellissimo.
Sanremo è sempre un grande evento mediatico. Da spettatrice e giornalista, cosa ti emoziona o ti diverte di più nel Festival? Cosa ti aspetti da questa edizione?
Sanremo, oltre ad essere il più importante evento dell’anno per il nostro Paese, è pura magia. È magico tutto ciò che lo riguarda, dalla musica ai suoi protagonisti, dal palco alle strade della cittadina ligure in quei giorni di festa. Una magia a cielo aperto che ti cattura e ti conquista, lasciandoti, a festival finito, con il desiderio incredibile di tornare l’anno successivo e respirare quell’atmosfera. Seguo il festival come giornalista, nella sala stampa dell’Ariston, e come conduttrice, con passaggi in format tv e radio. Per me Sanremo è un tripudio di emozioni, difficile da spiegare. È veramente tutto da vivere! Cosa mi aspetto? Sorprese; non c’è edizione che non ne abbia sempre qualcuna.
Se potessi riportare in TV un programma storico come Stranamore, come lo re immagineresti per raccontare l’amore oggi? Ci parli di Love Game?
Un amore contemporaneo, a volte fluido, deve essere raccontato con un registro che trovi nella contemporaneità un asset importante. Lo immaginerei ricco di “dietro le quinte”, di collegamenti social, di sorprese. Coinvolgerei le città, creerei un pubblico vicino alle storie d’amore raccontate. Perché l’amore ha sempre bisogno di essere raccontato e di vicinanza. Love Game su Rai 2 prende un po’ di quello spirito nostalgico, portando dei giovani single seduti intorno a un tavolo a posare lo smartphone e a fare qualcosa quasi inusuale oggi: parlarsi. Riportare qualcosa della normalità degli anni Novanta potrebbe essere apprezzato dal pubblico.
Ci sono stati momenti della tua carriera in cui ti sei sentita sottovalutata o giudicata solo per l’apparenza? Come li hai superati?
Superi questi momenti sul campo, non facendo nulla di più che dimostrare ciò che si è e si è in grado di fare a chi nutre dei dubbi. I dubbi si dissolvono così. Quelli degli altri, perché noi – nei confronti di noi stessi – non dobbiamo mai averne. Quindi, giusto mettersi alla prova e migliorarsi, per crescere dentro, ma non cediamo ai giudizi degli altri, spesso e volentieri gratuiti e dettati da una conoscenza superficiale.
Guardando al tuo percorso, cosa diresti alla giovane Barbara che iniziava nel mondo della TV e del giornalismo? Quale consiglio ti daresti?
Credici, vai avanti, sii coraggiosa (molto di più!), non avere paura. La tua strada ti aspetta. Perché tua e solo tua.
Cosa c’è nel futuro di Barbara?
Cose belle. E se non arrivano, le creiamo. Questo è il mio approccio alla vita, da buona gemellina quale sono: positiva, sempre e comunque.
