Biglietti nominali obbligatori per i concerti: rincari da 8-10 euro e file più lunghe

Biglietti nominali obbligatori per i concerti: rincari da 8-10 euro e file più lunghe dall'entrata in vigore della legge dallo scorso 1 luglio 2019. Gli otto milioni di italiani che lo scorso anno hanno assistito a concerti di musica dal vivo potrebbero subire a breve un aumento medio dei biglietti di 8-10 euro e un raddoppio dei tempi di attesa ai cancelli d’ingresso.

Dal 1 luglio i biglietti nominali per i concerti sono realtà: all’ingresso di ogni concerto (che si svolge in un luogo con capienza superiore a 5mila persone) lo staff prima di staccare il biglietto dovrà verificare l’identità della persona, infatti il nome sulla carta d’identità dovrà coincidere con quello scritto sul tagliando del ticket.

La nuova norma proviene dal parlamentare cinque stelle Sergio Battelli presidente della Commissione Politiche Ue alla Camera ed è stata approvata per contrastare il bagarinaggio online. Non mancano però le polemiche.

Gli organizzatori e produttori di spettacoli di musica dal vivo, riuniti in Assomusica, hanno denunciato le contraddizioni, i disagi per il pubblico e per il settore, con l’entrata in vigore della norma in questione. Per fare i controlli identificativi di ogni singolo spettatore gli organizzatori dovranno aprire i cancelli molto prima rispetto all’orario attuale, impegnando più personale su più turni. Da qui l’aumento dei costi per gli spettatori che saranno costretti a code molto più lunghe, specie in occasione di grandi eventi.

In questo modo, inoltre, i consumatori non potranno più regalare un biglietto a un familiare, amico o parente. Le procedure per il cambio del nominativo passeranno attraverso l’Agenzia delle Entrate, non saranno semplici e immediate e potranno comportare ulteriori costi.

“Il settore della musica live – ha dichiarato Vincenzo Spera nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato gli organizzatori dei più importanti spettacoli di musica dal vivo che si svolgono nel nostro Paese – rappresenta una filiera di circa 1000 imprese che dà lavoro a oltre 36mila persone, impiegate direttamente nel settore. L’anno scorso il comparto ha avvicinato al mondo degli spettacoli e della cultura popolare quasi 10 milioni di spettatori, specialmente giovani. Gli spettacoli di musica dal vivo creano valore a livello locale e costituiscono una cinghia di trasmissione per lo sviluppo del Made in Italy (turismo, enogastronomia, cultura ecc.). Da una ricerca di Cerved si evince come i concerti di musica popolare contemporanea siano uno stimolo per l’economia del territorio: la ricaduta minima sulle città è di 1,20 euro aggiuntivi per ogni euro speso sul biglietto – pertanto, pur nella comprensione dell’obiettivo della proposta, riteniamo ingiustificato colpire un settore florido dell’industria culturale”.

In ogni caso l’Italia resta di fatto l’unico Paese europeo in cui sopravvive ancora il bagarinaggio, perfino nel calcio dove pure è stato introdotto da tempo, per esigenze di sicurezza, il biglietto nominativo. Come andrà a finire?